• di ELENA GIAMMARTINI

Ozpeteck e il suo viaggio attraverso l’anima in una Napoli…Velata


L’ultima opera di Ferzan Ozpetek non è forse delle piu’ semplici e in parte si discosta dai film che siamo abituati a vedere del regista: meno solare, quasi un thriller misto a esoterismo ed erotismo.

Un film forse più intimo, anche in seguito alle esperienze letterarie di Ozpetek che si percepiscono nella stesura della scenografia: una trama che si snoda come un romanzo più che come un copione.

Ritroviamo tuttavia, la sua passione, i colori e la cura dei dettagli, le splendide colonne sonore e la fotografia che aiuta a immergersi completamente nel contesto dell’ambientazione.

Protagonista della storia la stessa Napoli: la città non è solo il luogo in cui si ambienta la storia ma vive nei personaggi e parla tramite loro.

Ozpetek fa vivere la città non solo attraverso i ‘canonici’ panorami: ci presenta anche le bellezze di lussuosi interni, musei e scorci meno noti, fino alla nuova metropolitana, ma soprattutto Napoli e i suoi misteri imperniano la vita degli stessi personaggi.

Il luogo dell’ambientazione anche è un inedito: Ozpetek infatti ha ambientato tutte le sue opere passate fra la capitale, il Salento e la natia Instabul, ma si riscopre ora appassionato e quasi ammaliato dalla città partenopea, che riscopriamo quindi con occhi nuovi.

E proprio queste sono le parole che possono riassumere la storia: Passione e Malia, insieme a Dolore e Follia, Morte e Desiderio, Tradimento e Istinto.

Come anche ruolo fondamentale hanno gli sguardi: sguardi che frugano nell’anima, che seducono, che parlano al posto della voce, che vedono troppo, che vedono oltre ogni confine, occhi che non riescono a vedere cio’ che è reale.

La storia è incentrata sul personaggio di Adriana (Giovanna Mezzogiorno): un medico legale dalla vita monotona, una donna molto composta nelle sue emozioni e apparentemente distaccata. Eppure una sera a una festa, incontra Andrea (Alessandro Borghi, che ormai si appresta a diventare uno dei migliori interpreti italiani: capace di interpretare ruoli sempre nuovi reinventadosi e sfidandosi).

Andrea la seduce quasi senza parlare e Adriana si lascia completamente andare come mai prima, quasi come ammaliata dal fascino di questo ragazzo tanto bello quanto inquietante.

Dopo una notte di passione si salutano per rivedersi nel pomeriggio al museo Archeologico, ma questo incontro non avverrà mai..o meglio avverrà nel modo più macabro ed inaspettato e dalla passione si passa al dolore, dal desiderio alla morte, dalla malia alla follia…

Inizia per Adriana un incubo che la porta a rivivere vecchi dolori e traumi, negati per anni a se stessa: Adriana ha visto troppo ma ha sepolto tutto nel suo inconscio per vivere poi una vita fredda che la allontanasse da ogni dolore, ma la vicenda di Andrea la porta contemporaneamente alla follia e alla verità.

Andrea anche ha una doppia vita e un’anima tormentata, che Adriana percepisce e vive: l’istinto e la sua sensitività le fanno ‘vedere’ cose che solo lei puo’, portandola pero’ ad un passo dal baratro.

Adriana è circondata e supportata da personaggi chiave per la sua vita: la zia (una profonda Anna Bonaiuto), dall’amico Pasquale (Beppe Barra, magnifico nella sua interpretazione) e dall’amica Catena (Luisa Ranieri). Più velate, le misteriose figure di Isabella Ferrari e Lina Sastri: le due affascinanti donne ricopriranno un ruolo in realtà chiave nella storia ma forse troppo poco sottolineato ed evidente.

I cinque personaggi sembrano quasi uscire da una tragedia greca, ognuno con un ruolo preassegnato nella vita della dottoressa: la zia è la custode di un segreto che Adriana ha sempre negato a se’ stessa, è una donna apparentemente composta e fredda ma forse resa cosi dalla necessità di dover soffocare la passione e l’amore che dava un senso alla sua vita. Pasquale, che pare recitare anche nella vita quotidiana, è invece la parte più passionale e sensibile del ‘coro’ e quindi di Adriana: quello che forse più di tutti riesce a entrare in sintonia con questa donna confusa e dilaniata tra realtà e immaginazione, passato e presente, passione e paura. E poi Catena: l’amica storica, tanto opposta quanto complementare .

Napoli Velata è sicuramente un film complesso: forse troppo lento, con un registro da tragedia, ma con le svolte tipiche del thriller, si alternano scene passionali a scene ambientate nella Napoli onirica e misteriosa.

Forse questa commistione cosi affascinante sarebbe potuta essere legata meglio e in modo un po’ più vivace.

Forte anche il contrasto tra le interpretazioni degli attori: Giovanna Mezzogiorno appare appesantita in un ruolo tanto complesso quanto delicato, risulta a volte sopra le righe, a volte poco calata nella passionalità e alienazione che si richiederebbe alla ‘sua’ Adriana e quindi in contrapposizione con gli altri interpreti Beppe Barra, Anna Bonaiuto, Alessandro Borghi: tutti perfettamente in parte. Isabella Ferrari e Lina Sastri sono troppo defilate, soprattutto per il ‘ruolo’ che sembrano ricoprire nell’intera trama.

Il film va seguito attentamente, poiché i colpi di scena sono molti e appunto velati, come suggerito nel titolo…forse volutamente ma forse troppo e rischiano essere sottovalutati per dare poi una definita chiave di lettura finale.

Lettura che potrebbe essere molteplice: Adriana pare non vedere, pare vivere in un mondo lontano, ma al contempo vive di contraddizioni; lasciandosi andare alla passione pur facendo un lavoro freddo e duro che la porta al controllo delle sue stesse emozioni ogni giorno. Vive continuamente a contatto con la morte e forse per questo è capace di vedere e sentire piu’ di tutti. Ma sara’ vero…o e’ solo una possibile verità? In fondo nella vita è vero tutto e il contrario di tutto!


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