• di SIMONE MERCURIO

Mainetti show: La rivoluzione visionaria di Freaks Out

Signore e signori, riservate il vostro posto, lo show sta per iniziare”.

Arriva nelle sale l’atteso Freaks Out di Gabriele Mainetti dal 28 ottobre nei cinema, opera numero due per il regista romano, dopo il sorprendente successo di “Lo Chiamavano Jeeg Robot”.

MyMovies, con la perfetta intuizione di Marzia Gandolfi,ha definito in maniera molto appropriata Mainetti “il Mago di OZ del cinema italiano”.

Bissare il successo di Jeeg Robot con una megaproduzione era un rischio estremo, una scommessa pericolosa per il fantasioso ed istrionico cineasta capitolino. Usciti dalla sala, dopo la visione in anteprima dell’opera, tiriamo - soddisfatti - un sospiro di sollievo e ringraziamo Mainetti per i 140 minuti di divertimento multisensoriale.



Testa, occhi, cuore, orecchie (grande colonna sonora!) sono coinvolte tante parti del corpo nella visione della sorprendente pellicola.

Una storia fantastica ambientata nel 1941 a Roma e dintorni in piena seconda guerra mondiale, con i nazisti che imperversano per le strade con il loro spietato orrorificio.

Il film inizia con le immagini del Circo Mezzapiotta, povero, essenziale ma magico e poetico, coi suoi quattro “mostri”-star dello show tra gli sguardi ora spaventati e poi meravigliati di grandi e piccini.

C’è il capocirco Israel di origine ebraica, interpretato da un magnifico Giorgio Tirabassi, chegestisce gli effetti sonori dei quattro artisti.

E quindi che c’è Cencio (un bravissimo Pietro Castellitto), giovane albino che con la forza della mente riesce a teleguidare sciami di qualsiasi insetto a suo piacimento.

C’è Mario, nano e incontenibile onanista, che è un uomo calamita interpretato da Giancarlo Martini.

C’è la tenera Matilda, giovane e intoccabile donna elettrica (Aurora Giovinazzo), un accumulatrice di energia che accende lampadine al solo tatto, ma chenon può toccare o abbracciare nessuno, e che nasconde un terribile segreto.


E infine c’è l’uomo lupo dalla forza erculea, Fulvio, interpretato da un irriconoscibile Claudio Santamaria, tutto peli, muscoli e cuore, tra l’uomo leone del film di Victor Fleming e il Chewbacca di Star Wars.


Nell’incipit del film lo show felliniano e poetico è al suo epilogo fra gli applausi del pubblico, quando un’esplosione improvvisa, provocata da una bomba dall’alto, squassa il circo e piomba film e spettatori nel bel mezzo di un bombardamento nazista.

Freak Out di Gabriele Mainetti era scritto prima del grande successo della sua opera prima, Jeeg Robot appunto.

Mainetti racconta che il produttore sarcaticamente all’epoca sfidò il regista: “Se Jeeg Robot raggiunge i 500 mila euro di incasso ne riparliamo”. Quel film ha incassato 5 milioni di euro e ha portato a casa 7 David di Donatello nel 2016.

E con i 13 milioni di euro e una produzione italo-belga Freaks out è ad oggi il film italiano più costoso dell’intera storia del cinema italiano.

Una pellicola che, quando Quentin Tarantino vedrà questo film dirà – ne siamo certi - che avrebbe voluto girarlo lui.

D’altra parte in un’opera che è un vero e proprio kolossal ricco di citazioni cinematografiche più o meno esplicite, tra Fellini, Sergio Leone, film della Marvel e neorealismo, il Bastardi Senza Gloria tarantiniano dove i nazisti vengono ridicolizzati e uccisi da una banda di vendicatori, è quanto mai presente.


Sono la Cassandra del III Reich”.

Tornando alla trama il quinto freak della storia di Mainetti è l’antagonista dei nostri “magnifici 4” circensi.

Un nazista storpio, con sei dita per mano e con la dotedi sognare e vedere il futuro. E così, sotto il tendone del circo dove il fratello gerarca nazista l’ha “nascosto” e reso tollerabile agli occhi delle SS che lo vorrebbero uccidere in nome della razza pura, Franz è lo spietato direttore del maestoso Berlin Zircus. Quasi una rockstar


ante litteram, problematica e folle, che nel suo circo tra tigri e ippopotami, suona il pianoforte a coda con le sue dodici dita, anticipando di mezzo secolo (d’altronde “sogna” il futuro) la magnifica Creepdei Radiohead e la Sweet Child of Mine dei Guns n Roses.

Sogni portentosi e visionari dove il nazista reietto del Reich “vede” e poi disegna la fine del regime, il suicidio di Hitler e perfino l’invenzione degli smartphone. Dispositivo che, fuori dal tempo, si trova al centro di una scena spettacolare e poetica in cui lo spietato capocirco prevede anche i nostri 4 supereroi inconsapevoli, e ne capisce le potenzialità che potrebbero – se portati dalla loro parte – garantire la vittoria perduta ai tedeschi.

Si avvia una caccia agli uomini dove la giovane donna elettrica si stacca per una parte del film dagli altri tre alla ricerca di Israel/Tirabassi - che lei vede come un padre adottivo - rapito e messo su un treno perAuschwitz. Qui la giovane donna, la spendida esordiente Aurora Giovinazzo si dovrà scontrare con le proprie paure, con un “potere” che non sa e non vuole usare, perché può uccidere le persone che ama.



Una delle scene più belle e “neorealiste” della pellicola è l’incontro (scontro?) con un gruppo di partigiani resi truci e cinici dalla guerra e dall’odio verso i nazifascisti. E non aggiungiamo altro per non rovinare la visione.

Spettacolare, esagerato e poetico, a tratti splatter, erotico, violento ed emozionale edivertente, il film è un blockbuster cinematograficamente ineccebile. Con Freaks Out Gabriele Mainetti tira fuori dal suo cappello a cilindro un lungometraggio che è puro intrattenimento alto, destinato a diventare un cult e un successo anche internazionale, e dimostra che - con un grande budget - anche in Italia si possono girare film di genere che possono competere con le grandi produzioni USA.

Pellicola che candida il cineasta romano come potenziale film maker di una prossima produzione Marvel. Why not? Ma noi speriamo che anche nel nostro paese Mainetti continui a realizzare e a scrivere storie fantastiche come questa, ma con quel tratto di ironia romana ben presente nella sceneggiatura della storia. E questo è il “tratto” peculiare che nessun J.J. Abrahams potrà mai cogliere.