Da Palermo al Messico: Cammarata & DiMartino per Chavela Vargas

January 21, 2018

Da Palermo a Città del Messico, dagli splendidi pupi di Mimmo Cuticchio alla riscoperta della musica ranchera e della voce potente e dolente di Chavela Vargas, dalla sua storia di vita che attraversa l'America Latina al suo amore “proibito” per Frida Khalo, fino alla chiusura di un immaginario cerchio con la visione di una calaverita, un teschio, nel testo classico brano popolare siciliano “Vitti Na Crozza” che - riarrangiato, nobilitato e tradotto in spagnolo - diventa “la canzone siciliana più messicana”.

 

Mondo Raro è un'avventura culturale, appassionata e intrigante, un viaggio diventato disco, libro e recital teatrale che Fabrizio Cammarata e Antonio Di Martino - due degli interpreti più rappresentativi e di valore della moderna scena cantautoriale italiana - hanno (ri)portato in scena in questi giorni a Roma all'interno del ricco cartellone dell'OFF/OFF Theatre di Via Giulia a Roma.

 

Settantacinque minuti in tutto, un palco minimale: due sedie, due chitarre acustiche, due valige che contengono i due pupi che rappresentano Frida e Chavela ma anche Joselito, Josè Alfredo Jimenez, amico e collega della Vargas, uno dei più famosi cantautori messicani del ventesimo secolo.

Lo spettacolo già portato in scena in tutta Italia a un anno esatto dall'uscita di disco e libro ripercorre gli episodi della vita della “voz de Mexico”, definita l'Edith Piaf dell'America Latina, scomparsa nel 2012 all'età di 93 anni .


Chavela, nome intero Isabel Vargas Lizano nacque a San Joaquín de Flores, in Costa Rica, il 17 aprile 1919. “Sono nata così”, ha raccontato a El País. “Da quando ho aperto gli occhi sul mondo, non ho mai dormito con un uomo. Mai. Figurati la purezza, non ho niente di cui vergognarmi, i miei dei mi hanno fatta così”.

 

Siccome sta parlando dell’essere lesbica all’inizio del novecento in un paese cattolico e tradizionalista, questo significa che passa l’adolescenza a schivare chi la considera stramba o malata o puttana, e spesso le tre cose insieme. “Non è stata solo un’icona musicale”, ci ha raccontato Dimartino, ospite di Indieland lo scorso anno con Cammarata “fugge dal Costa Rica per la sua omosessualità, per viverla e difenderla”.

 

A diciassette anni Chavela trova rifugio a Città del Messico.

E' il 1936, l’Europa si divide tra nazismo e fascismo mentre in Messico viene destituito il generale Porfirio Díaz.

Il Messico de la revolucion diventa la patria e il rifugio di registi come Sergej Ėjzenštejn e Luis Buñuel attirati dalla rivoluzione di Pancho Villa ed Emiliano Zapata. La Vargas in quegli anni canta agli angoli delle strade e si muove tra le strade messicane a suo perfetto agio.

Lev Trotsky, come raccontato anche nel film Frida del 2002 con Salma Hayek, è ospitato da Frida Khalo e Diego Rivera.

Nella narrazione teatrale di Cammarata e Di Martino, i due cantautori alternano sul palcoscenico le loro splendide interpretazioni dei brani della Vargas tradotte in italiano, le stesse che sono incluse nello splendido disco Mondo Raro, lavoro discografico dove le voci dei due palermitani sono accompagnate dalle chitarre di Juan Carlos Allende e Miguel Peña, i musicisti ‘angeli custodi’ di Chavela Vargas.

 

Dal vivo le doti di ottimi chitarristi dei due artisti siciliani sono invce anch'esse parte dello spettacolo musicale.

Musica e parole si avvicendano nel racconto di episodi della biografia della cantante. Così come i contributi audio che interpretano alcuni aneddoti, come il caliente bolero tra Chavela e Frida e i due pupi danzano, abilmente manovrati dai due pupari d'eccezione, ben indottrinati dal mitico maestro siciliano Mimmo Cuticchio.

Non sono attori i due, non sono neanche burattinai ovviamente, e ci tengono che sia chiaro. Ma sul palco teatrale che calcano ormai da alcuni mesi, a muoverli è una genuina passione che dopo un rodaggio iniziale dello spettacolo (già visto lo scorso anno a Roma al Quirinetta, all'interno anche del RomaEuropa Festival – ndr- ) li ha resi ottimi affabulatori e interpreti di questa storia di cui da anni sono innamorati, che ha unito due musicisti al punto di viaggiar insieme in Messico alla ricerca della Vargas.

Oggi, nello spettacolo teatrale andato in scena a Roma e attualmente in tournèe, grazie al contributo nell'allestimento del regista palermitano Giuseppe Provinzano, la rappresentazione si presenta in scena in forma decisamente più scorrevole, asciutta rispetto alle prime esibizioni.

La sceneggiatura racconta di una Vargas amante “segreta” di Frida Khalo, del suo incontro con Ava Gadner. Si narra della sua alcolica esibizione a uno dei (tanti) matrimoni di Elisabeth Taylor.

 

Dal 1968 al 1988 la carriera di Chavela si interrompe volontariente, così come la sua vita privata che la nasconde al mondo. Al punto che scoprirà - come viene raccontato nello spettacolo teatrale Mondo Raro - solo grazie a una esibisizione in tv di Mercedes Sosa, che tutti ormai  la ritenevano morta. Sarà questa la scossa  quasi traumatica che riporterà la ormai anziana cantante sui palcoscenici di tutto il mondo fino nel terzo millennio.

Un ritorno sulle scene dopo 20 anni di oblio che porterà la Vargas a essere, a 80 anni compiuti, anche  icona gay e ad esibirsi anche durante i Pride dedicati all'orgoglio omosessuale. Una riapparizione, una ricomparsa sulla scena che porterà importanti cineasti come Pedro Almodovar e Werner Herzog a riscoprire la sua musica e la sua figura.

 

Nel 2002, lo stesso film Frida diretto da Julie Taymor porterà la vera e anziana Chavela davanti alla finta Frida interpretata dalla Hayek. Qui la Vargas interpreta il ruolo della morte e canta la struggente e sofferta nenia de “La Llarona” (nello spettacolo interpretato magistralmente da Cammarata che lo ha trasformato in un suo cavallo di battaglia) brano popolare della musica folk sudamericana che racconta di una sorta di spettro che si presenta come l'anima in pena di una donna che ha ucciso o perso il figlio, e che è alla vana ricerca di esso. I suoi agghiaccianti urli spaventano coloro che la vedono o la sentono.

Chavela Vargas a 83 anni calcolava di aver bevuto più di 45 mila litri di tequila. Lo raccontava come il dato meno interessante della sua vita. E la tequila gettata sopra una tomba, rappresenta quel tenue confine tra vita e morte che è anche il collante che lega Palermo e la Sicilia al Messico.

Gli scheletri allegri del «Dia de Muertos» si collegano infatti con i pupi di zucchero della Festa dei Morti in Sicilia che Cammarata e DiMartino ricordano della propria infanzia a Palermo.

I due hanno anche incrociato ma non incontrato il loro mito nel 2011. “Quando andammo a cercarla era ancora in vita. Riuscimmo a trovare la sua casa – raccontano sul palco Cammarata e Di Martino – ma non fu in grado di riceverci”.

 

 

Stava parlando col “la montagna Sacra” disse ai due la giovane badante della piccola villetta della sciamana Chavela. “Tornate domani” gli disse. Ma i due l'indomani avevano in tasca il biglietto per il ritorno in Italia.

Missione fallita, ma solo in apparenza. “Il Messico ci aveva inaspettatamente rivelato un bagaglio di connessioni con i nostri luoghi di origine” commentano. Un ritratto del suo mondo raro in musica e parole.

Mondo Raro come il progetto culturale e a tutto tondo dei due: letterario (il libro Mondo Raro - Vita e incanto di Chavela Vargas con prefazione di Pino Cacucci è edito da La Nave di Teseo), discografico (Picicca Records) e teatrale che continuerà a viaggiare parallelo alle due carriere autonome e soliste di Fabrizio Cammarata e DiMartino e che vi consigliamo caldamente di intercettare nelle sue varie forme.

 


 

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