"Il lupo cattivo sono io". Lucio Leoni, nuovo cd tra Rodari, Tenco, punk e rap.

Anche quando parla il suo è un flusso inarrestabile di parole. Abbiamo intervistato Lucio Leoni ospite di Indieland nella mattina dell'uscita del suo terzo disco "Il Lupo Cattivo" (Lapidarie Incisioni) ed è un fiume in piena. Sorridente, spigliato, lingua e cervello fine, veloce e scattante il cantautore romano si dimostra con questo disco una dei più interessanti autori emergenti della musica italiana.

La sua scuola di base è quella del cantautorato italiano tra Giorgio Gaber e Daniele Silvestri. L'arrangiamento e la produzione del disco, firmata da Riccardo “Rico” Gamondi (Uochi Toki) è invece la ciliegina sulla torta che caratterizza lo stile di Lucio Leoni, tra impeti punk, chitarre deragliate e storte che ricordano il postrock di Slint e Tortoise e l'assenza di basso che fa venire in mente i suoni dei Bud Spencer Blues Explosion. E una caratteristica che in pochissimi hanno nell'ultima generazione di cantautori: la capacità di scrivere bei testi.

 

 

Come ci si sente in queste giornate in cui viene alla luce questo tuo terzo disco?

Che è quasi come un figlio praticamente. E' veramente emozionante, ed è per me diverso dagli altri dischi. Il successo di "Lorem ipsum" un paio di anni fa è stato improvviso, quel disco è andato inaspettatamente molto bene anche se io facevo musica già da un pò e nessuno si era mai accorto di me! Il nuovo "Il Lupo Cattivo" arrivava con una certa attesa e parecchie aspettative da parte di tanti e quindi ho molta ansia, molta ansia...sono molto teso... (ride)

 

Il primo singolo che ha anticipato il disco Le Interiora di Filippo  ha un testo geniale che indirettamente fa una critica anche al sistema del mondo della musica di oggi...

"Si è un gioco. E' una canzone che gioca su quest'alternanza tra un testo molto lungo, molto faticoso che parla di viscere, di sacro, di profano, di religione con un inserto di ritornello pop che racconta l'ascolto un pò mollato che c'è in questo periodo rispetto un determinato tipo di musica, per cui senza il ritornello pop quel tipo di testo non sarebbe stato ascoltato fino alla fine. 
 

Ritornello senza il quale, come dicono i produttori della musica "da classifica" una canzone non sfonda e non passa nelle radio. Sei anche un produttore, cosa ne pensi?
In realtà io come produttore non mi occupo troppo di queste questioni, di queste leggi non scritte. Le Interiora di Filippo ha comunque un ritornello pop che arriva dopo due minuti in un pezzo che dura più di sei. Diciamo che le categorie all'interno delle quali un pezzo può diventare funzionale alla commercializzazione non ci sono mai nei miei pezzi. Io mi muovo sempre al di fuori da certi recinti e canoni. E' tutto relativo.

 

Chi è "Il Lupo Cattivo" di Lucio Leoni che da il titolo al disco?

E' Lucio Leoni il lupo cattivo, sono io stesso! (ride) Il disco fino a due mesi fa dovevo avere un altro titolo ma è cambiato tutto poco prima di andare in stampa, perché a un certo punto mi sono riascoltato tutte di fila le canzoni e mi sono accorto di un filo rosso che teneva i brani insieme, formato da tanti punti di vista, diverse chiavi di lettura della figura del lupo cattivo. Il lupo cattivo è una sorta di elemento che sta tra un punto di partenza e un punto di arrivo.

Mi spiego: tu sei Cappuccetto Rosso e devi arrivare da tua nonna, ma nel corso del tragitto c'è il lupo cattivo che è quello che tendenzialmente ti impedisce di raggiungere la meta. Ecco, io ho passato gli ultimi due anni un po' complessi per mille motivi personali e familiari e mi sono venute fuori delle canzoni, dei testi il cui frutto è nell'album. I brani sono tutti specchi di un prisma che  raccontavano e riflettevano differenti punti di vista del lupo, tant'è che il disco si chiude proprio proprio con la title track che rimette tutto in discussione

 

Il disco si apre invece con un brano che si intitola La Pecora Nel Bosco. Praticamente un percorso in dieci tappe...

Esatto! C'è la pecora nel bosco che cerca di capire perché ci siamo perduti in questo bosco fino alla riflessione della canzone finale che cerca di spiegare cosa e chi è questo lupo.
 

Si può definire un concept album vista la sua struttura?
Io sono cresciuto dal punto di vista musicale innamorato dei concept album, come idea. Non ne avevo mai fatto uno, ma in realtà forse inconsapevolmente è venuto fuori. Nè "Lorem Ipsum" nè "Il Lupo Cattivo" lo sarebbero, però nascono entrambi da un retro-pensiero, da determinate letture, da ascolti relativi a taluni ambienti sonori che poi tendono a creare un filo rosso inaspettato. File rouge che, spesso e volentieri, io stesso scopro alla fine.

 

Questo disco ha uno stile molto ricercato che lo caratterizza. Lo stesso flusso di parole richiama alla mente artisti come Tricky, come Ghostpoet che giocano in interpretazioni tra il rap e la teatralità. L'impeto punk, le chitarre distorte sono molto postrock. E poi, andando alla musica italiana, c'è Gaber ma c'è anche lo stile di Daniele Silvestri, sbaglio?

Daniele c'è sicuramente perchè l'ho ascoltato tanto , ma ogni disco a cui mi metto a lavorare parte da ascolti musicali che in quel periodo mi stanno convincendo molto.

 

Non c'è Tiziano Ferro però, che hai pluricitato nel lancio promozionale e social su Facebook e Youtube che ha anticipato l'uscita di questo disco. 

L'ombra di Tiziano Ferro c'è sempre! (ride). Siamo al limite tra il sogno del bambino e l'idea di una campagna virale che aiutasse a lanciare il disco.

Io sono effettivamente un fan di Ferro. Spiego: è chiaro che io e Tiziano musicalmente andiamo in direzioni diverse, cerchiamo pubblici diversi e abbiamo idee di percorso diverse. Lui appartiene al mondo che possiamo considerare mainstream pop però  ultimamente il concetto è stato finalmente un po' sdoganato. Per mille motivi nell'arco della mia vita Tiziano Ferro si è affacciato in maniera diversa e a un certo punto mi ha convinto. Trovo che sia uno dei pochi artisti di riferimento in Italia in quel contenitore là che abbia un attenzione particolare a un determinato tipo di produzione oltre che un tipo di garbo e stile che me lo fanno apprezzare.

Nasce così l'dea di una sorta di crowfunding, una raccolta di denaro ma al contrario in questo caso, per richiamare l'attenzione di Tiziano tramite i tag e le condivisioni dei tuoi fan. Ci spieghi questa cosa? 

Il tutto è nato per gioco. C'è un pezzo nel disco che si chiama Stile Libero che, riascoltato dopo, ho trovato assolutamente in linea con certi suoni e melodie dei brani di Tiziano. Così  è venuta fuori la campagna/appello proprio a Tiziano per partecipare in duetto con me all'incisione di questo brano. Anche solo con un semplice suo "ansimare" di controcanto. L'ho chiamato "fundcrowding"! Anziché raccogliere soldi per un progetto sono io stesso che pago 50 centesimi ai primi mille che avrebbero condiviso il mio appello/video su Facebook taggando Tiziano Ferro. E' stata un successo di condivisioni ma al momento da Tiziano neanche un segno...

Campagna conclusa in questi giorni: ti toccherà adesso pagare i 500 euro euro ai tuoi followers. No?
Certo! Lo farò, 50 centesimi a testa, a chi verrà il 24 novembre al Monk di Roma per la presentazione del disco live! Accorrete! (ride)

 

Tornando alla musica: la produzione di questo tuo disco è affidata come il precedente a Riccardo dei Uoki Toki. 
Con Rico funziona così: io gli mando le tracce e non lo sento più per due mesi, alla fine dei quali, senza possibilità di appello, mi rimanda indietro la sua idea e il suo prodotto finale che di solito mi fa impazzire. Io faccio il fonico e tecnico di mix e lavoro per gli altri, ma su me stesso e per la mia musica non riuscirei ad essere obiettivo.

 

Avevi già in testa questi suoni che Riccardo ha tirato fuori dai tuoi brani consegnati nudi e crudi o c'è qualcosa che ti ha sorpreso?

Ho messo le canzoni, tutte nate con chitarra e voce, in mano alla mia band facendo rimescolare poi il tutto a Rico ed è venuto fuori "Il Lupo Cattivo". E' chiaro che di base c'è già una fiducia e un feeling di idee sulla musica, le cose si fanno insieme alle teste degli altri e si uniscono energie diverse per ottenere un risultato che abbia un senso.  Il risultato finale è diverso da come lo avevo immaginato.

Il disco è nato insieme ai musicisti quando lo abbiamo suonato e poi nel momento in cui l'ho arrangiato insieme a Filippo Rea, Daniele Borsato e Giorgio Distante, con Le Sigarette (Jacopo Ruben Dell'Abate e Lorenzo Lemme - ndr -) a cui ho affidato la sezione ritmica. Il tutto senza basso. Ecco, questa era l'unica cosa che sapevo: mi serviva qualcosa che mi allontanasse dal terreno, perché il basso è uno strumento che ti tiene in qualche modo ancorato a terra.

Lucio tu sei laureato in scienze dello spettacolo con tesi in drammaturgia e teatro e mi pare tu metta in pratica gli studi universitari nella tua musica anche nell'approccio molto letterario e teatrale. Come nascono brani come Le Interiora di Filippo che ha anche una genesi particolare dietro?
È il primo pezzo che scrivo a quattro mani e l'ho fatto con Filippo Rea, il musicista che nel disco è l'addetto a tastiere ed elettronica, e che dal punto di vista produttivo è un pò la mia anima gemella per l'etichetta Lapidarie Incisioni. Il testo è nato grazie a uno scambio di messaggi, sms riguardo le letture che stavamo facendo in quel periodo. Lui stava leggendo molto Arbasino mentre io mi stavo occupando, per la sesta volta credo, della "Grammatica Della Fantasia" di Rodari. So che siamo strani, ma ci piace mandarci estratti di quello che leggiamo, frasi che ci colpiscono, e unirle alle nostre riflessioni sul merito. Dopo una nottata passata di questo scambio, ho riguardato un pò tutti le frasi scritte e mi sono detto: cavoli! questo risistemato potrebbe essere un testo bello e pronto, ed effettivamente andata così.

 

Così come un testo pronto ti sei ritrovato nella sorta di cover che hai rifatto partendo da un brano di Luigi Tenco,  Io Sono Uno, unito al testo di una sua intervista

Occuparsi di una cover quando si tratta di artisti così è abbastanza complesso, perchè si va a toccare il cielo con un dito e spesso e volentieri non si aggiunge niente. Per cui ho scelto una canzone che mi piaceva molto Io Sono Uno dove Luigi Tenco parla di sé, delle sue idee, di come vedeva il mondo. Sono andato a cercare un pò di interviste, di dichiarazioni sue e ho trovato questo suo intervento al Beat 72 (locale romano dell'epoca - ndr) svolto alla fine degli anni 60 all'interno di un dibattito sulla canzone di protesta in cui Tenco esprime alcune sue opinioni. Messo tutto insieme è venuto fuori un flusso di parole che si prestava molto al mio modo di rappare/cantare/raccontare nella musica. Sono uno che attacca dei pilotti non indifferenti! E' venuto fuori una specie di mash-up  del brano.
 

Una canzone davvero bella, che secondo me merita una menzione speciale è Mapuche, un brano sognante che racconta una sorta di "isola che no c'è"...

Sono contento ti piaccia. Questa è una sorta di ninna nanna al contrario e racconta dell'utopia,  di una Cuba o di un'Itaca immaginaria. Parla di Mapuche che è una piccola tribù di contadini dell'Argentina, una piccola comunità rurale con una sua organizzazione "ideale" che ha ispirato questa canzone.

 

Con chi e come porterai dal vivo questo disco?
Dal vivo saremo in sei. Ci saranno i già citati LeSigarette, Daniele Borsato, Filippo Rea, Giorgio Distante che è un trombettista strepitoso ed è anche il produttore de Le Interiora di Filippo, Rico al banco mix e io alla voce e stanno cominciando ad arrivare un po' di date, per cui tra un po' pubblichiamo anche la tournée. Ci divertiremo!

 

 

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