Blade Runner 2049 vince la scommessa ed è ancora più cult


"Cosa provate voi nel raschiare merda mentre noi invece abbiamo visto il miracolo?“.

ROMA - Dopo quasi tre ore di immersione cinematografica nel nuovo Blade Runner 2049 che abbiamo visto in anteprima stampa, emergere dalla sala alla luce del sole di Roma e alla sua quotidianità è stato anch'esso come affrontare un viaggio temporale. Diciamo subito che della trama e delle tante sorprese all'interno del film non possiamo raccontare nulla, per esplicita richiesta del regista di questo secondo capitolo Denis Villeneuve ( che arriva dall'ottimo scifi Arrival col quale era stato pluricandidato agli Oscar 2016, vincendone uno per il miglior montaggio sonoro ), ma anche per giusta correttezza verso gli spettatori che poi andranno a vedere l'atteso lungometraggio.

Il percorso scelto dagli sceneggiatori Hampton Fancher (che è anche responsabile del soggetto) e Michael Green è un vero e proprio viaggio di ricerca, esplorazione e scoperta che lo spettatore fa col protagonista, l'ottimo Ryan Gosling, perfetto nella parte dell'Agente K, nuovo blade runner, ovvero il cacciatore di replicanti che nella versione del 1982 (ma ambientata nel 2019) era Rick Deckard interpretato Harrison Ford. Ford torna qui nell'ultima parte del film nei panni del suo personaggio invecchiato di trentanni, per tirare le fila di una trama che, sul finale, apre ancora a infiniti e possibili sequel della storia.

Se il cult movie del 1982 diretto in prima persona da Ridley Scott (produttore di questo secondo capitolo) era infarcito di sequenze cult, immagini spettacolari che fantasticavano su un futuro e apocalittico 2019, ed era ricco di frasi memorabili entrate nell'immaginario collettivo, questo BR2049 non è affatto da meno.

Villeneuve e i suoi sceneggiatori, scenografi e direttori di fotografia mettono in scena una Los Angeles futura ancora più cupa e decadente del primo capitolo. Una diga separa la costa e il mare dalla città per timore di tsunami e continue tempeste di piogge acide e nebbie occludono il cielo della città rendendola buia e claustrofobica. Come nel primo Blade Runner. anche qui l'atmosfera è la stessa. Grattacieli che in passato dovevano essere di lusso, appaiono bui e abbandonati come una qualsiasi stazione della metro di Roma. La notturna Los Angeles "bladerunneriana" è anche in questo film avvolta da fasci di luci, laser pubblicitari (quanto avranno sborsato la Peugeot e la Coca Cola, tra gli altri, per apparire nelle immagini in cui la navicella dell'Agente K sorvola la città?). Squarciano il buio e il caotico traffico cittadino proiezioni di prodotti e (soprattutto) belle ragazze in "vendita" i cui ologrammi giganti danzano nella pioggia. Così come il "prodotto Joi", prodotto dalla stessa ditta che crea i replicanti, ovvero la fidanzata virtuale del solitario personaggio di Gosling. La scena d'amore tra i due con la sovrapposizione tra reale e virtuale è da manuale del cinema ed è una di quelle sequenze destinate a diventare di culto.

E di scene memorabili è davvero zeppo il film. Dall'incontro di Gosling con una dolcissima e "ingabbiata" creatrice di ricordi e innesti di memoria, alla scazzottata tra Deckard/Ford e l'Agente K all'interno di un teatro dove si esibisco live e in ologramma dei vividissimi Elvis Presley e Marilyn Monroe, mentre un Sinatra in bianco e nero viene fuori come un orologio a cucù da un jukebox che si trova all'interno di un vecchio ex casinò di Las Vegas.

Oltre alla cupezza post-apocalittica di metropoli descritte e rappresentate anche da Ridley Scott nel film originale, in questa nuova pellicola il direttore della fotografia e gli sceneggiatori hanno infatti immaginato anche la mitica "città del divertimento" del Nevada (quella Las Vegas tristemente attuale nelle cronache anche in questi giorni -ndr) asfissiata da un cielo color ocra e da un terriccio rosso desertico con i suoi lussi, le sue imperiali statue giganti, i suoi megahotel a 5 stelle e i suoi casinò, trasformati in disabitate abitazioni d'esilio per un "fuggiasco" che si ritrova così con una scorta di centinaia di bottiglie di whisky da offrire a qualche suo raro ospite...

Si perdonino la vaghezza e i giri di parole, ma la nostra è una gimkana tra le maglie della trama per evitare di raccontarvi troppi dettagli e fare spoiler, perché ci troviamo davanti a un lungometraggio che va vissuto, fisicamente e visivamente in prima persona, attimo per attimo, fotogramma per fotogramma.

Scene action come lo scontro acquatico sul finale del film, lasciano letteralmente col fiato sospeso insieme ai tre protagonisti in scena.

Fantascienza pura, colta, filosofica ed esistenzialista, mai banale o noiosa, ma anche action ed intrattenimento, appunto.

Tutto all'ennesima potenza in questo sorprendente e coraggioso nuovo Blade Runner firmato Villeneuve, che fa il miracolo e risulta bello quanto e forse più (bestemmia?) del primo.

Grande cinema d'élite, di classe, dove l'impatto visivo è sublime ed - ovviamente in questo caso - ancora maggiore del precedente viste le possibilità tecnologiche e digitali contemporanee.

Un resa visiva realistica di un mondo immaginario e di quel futuro distopico vagheggiato in forma letteraria da Philip K.Dick nel suo classico romanzo cyberpunk "Do Androids Dream of Electric Sheep?" da cui è tratta liberamente la storia dei Blade Runner.

Tra gli interpreti oltre a Gosling e Ford spiccano l'algida e bellissima Robin Wright (la Claire Underwood di House of Cards) che interpreta la Tenente Joshi, capa dei cacciatori dei "lavori in pelle" attratta dal suo sottoposto Gosling aka K (“Te la cavi bene anche senza un'anima”).

C'è poi l'iconico Jared Leto che incarna le ossessioni megalomani di Neander Wallace, nuovo proprietario della ex Tyrrel Corporation, la multinazionale che "crea" i replicanti perché - spiega - "l'umanità non può sopravvivere e i replicanti sono il futuro della specie". Il ruolo di Leto secondo i ben informati doveva interpretarlo David Bowie.

Infine, oltre a un cameo che non riveleremo, la bellissima e perfetta Ana de Armas che interpreta l’affascinante fidanzatina immaginaria Joi, sexy e innamorata del suo Joe/K.

Proprio in apertura del film, quasi un inizio alla Mad Max con una introduzione molto western, nella prima scena appare l'ex wrestler Dave Bautista; è forse sua la domanda che, rivolta a Gosling, avrà una risposta che è di fatto lo svolgimento proto-messianico della trama del film: "Cosa provate voi nel raschiare merda mentre noi invece abbiamo visto il miracolo?“.

Un miracolo si, come il magnifico risultato finale di questo film. Un rischio grossissimo quello che si era assunto Villeneuve quando ha accettato di mettere mano al delicato sequel di un cult assoluto con fans agguerritissimi pronti a impallinarlo.

Noi, nel nostro piccolo, possiamo affermare che la scommessa è vinta e che il miracolo di un nuovo, grandissimo Blade Runner del terzo millennio si è ampiamente avverato.

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