New York in trentasei ore. Diario estivo di un assaggio alla Big Apple

"New York, state of mind" cantava il grandissimo Billy Joel. Si puo' visitare New York City in appena trentasei ore? La domanda di partenza visto il desiderio di visitare la mitica Big Apple era una vera e propria sfida per se stessi. Eppure è quello che ho provato a fare in un intenso e caldo weekend di Agosto. L'entusiasmo di essere per la prima volta nelle strade e tra i grattacieli di questa città e la frenesia dei newyorkers hanno permesso quasi l'impossibile.

 

Certo moltissimo manca e questo è stato solo un assaggio propedeutico a un più lungo e strutturato viaggio.

Il mio week end è iniziato alle sette di un sabato mattina: partita da vicino Boston, dove ero ospite di una parente italoamericana, con un bus diretto al centro di Manhattan. La mia cugina accompagnatrice e guida, ben conosceva la città, ma quasi subito si è arresa alle mie richieste: quasi una vittima delle mie scorribande.... dovevamo vedere il più possibile!

La traversata di oltre tre ore è stata già una bella sorpresa: il paesaggio che ci si apriva davanti era lussureggiante e variopinto: dai boschi del Massachussets al mare e agli agglomerati industriali di New Haven, ai primi blocks della periferia di NY.

L'attrezzatissimo bus (nulla a che vedere con i pullmann di linea che prendevo da adolescente per andare al mare da Roma...) ci ha lasciato al centro di Manahattan, già a due passi dalla meravigliosa stazione centrale: un monumento vero e proprio con tanto di marmi, affreschi, pulita e efficentissima nonostante le migliaia di persone presenti .

 

Io, che per lavoro e vita privata , passo moltissimo tempo in stazione e sui treni, ho personalmente apprezzato tanta pulizia, ordine ed efficienza; tutto cio' fa sentire meno precaria la propria condizione di pendolare/viaggiatore: sono piccole e grandi attenzioni e segni di rispetto che fanno bene ad utenti e città. Impareremo anche noi?

Il nostro precorso verso l'hotel, sito nella centralissima Time Square (e non a caso visto il nostro poco tempo a disposizione), è stato costellato da piacevoli sorprese: subito il Chrysler Building si stagliava alto e maestoso, la fifth avenue, la splendida biblioteca dallo stile neoclassico, il piccolo Bryan Park: un gioiello molto French style con musicanti,bistrot all'aperto, sedie dedicate ai cittadini e ai turisti che possono usufruirne gratuitamente. 

Io che per due anni ho vissuto a Parigi ho ritrovato in questa zona un tipico angolo europeo:un piccolo “giardino di Luxemburg”, un omaggio alla classe innata francese che, con nonchalance, rende elegante anche una sedia in un parco. Immancabili nel nostro cammino personaggi di ogni etnia, cultura, classe sociale e alcuni decisamente particolari: dal rapper di strada, immancabile e bravissimo, all'Are Krishna, al monaco buddista, dalla congregazione cattolica che inneggiava al ritorno di Cristo, ai punk stile Depeche prima maniera.

Un melting pot che perfettamente si adatta alla cosmopolita Manhattan: nessuno si stupisce di tanta diversità e eccentricità, senti lingue di ogni tipo (Italiano in primis), odori di ogni cucina, colori e luci. Tanta frenesia ubriaca ed eccita.

Sicuramente per chi non è abituato a città grandi, a folle e caos, tanta "energia" - anche - consuma.

Io credo aver retto bene il colpo: vivo in una caotica Roma, ho vissuto a Parigi e Milano..e in alcuni momenti ho trovato il traffico di NY più ordinato di quello del nostro tanto vituperato GRA: “vinciamo” a mani basse quanto a confusione.

 

Certo la folla è tanta e a volte anche poco educata, tanti sono anche gli homeless e i personaggi strani. Ma credo ci si possa ben attrezzare e difendersi, sapendolo.

Tornando al mio breve viaggio, dopo Bryan Park proseguiamo e arriviamo alla mitica Time Square

Ammetto che la piazza mi ha affascinato e delusa al tempo stesso: molto più piccola di come pensavo, arricchita e vivacizzata dai famosi maxi schermi, neon, led pubblicitari di ogni foggia e grandezza. Sicuramente la NY che ci si aspetta, ma per un attimo ho pensato: "tanta fama per 4 grattacieli e 5 led?”. Forse le immagini della mia città eterna, sempre nel cuore e negli occhi, mi hanno reso poco 'lucida'.

E' comunque un posto divertente: da qui si apre la via dei teatri: piena di posti dove fanno musical e spettacoli di ogni tipo, non manca Bubba Gump, l'Hard Rock (con una grande vetrina dedicata ai Fab Fours e ai loro abiti e strumenti originali) e tutti i negozi 'di rito'..compreso 1 corner del NYPD e una sorta di pedana/spalto colmo di turisti 'a riposo'..che osservano placidi il frenetico passeggio dei loro 'colleghi'. Dopo un rapido check in, ci ributtiamo nella mischia: mangiamo dell'ottimo pesce al Bubba Gump, e poi via verso il Rockfeller Center: piccolissimo e pieno di Italiani..da rivedere sicuramente in inverno quando la pista di pattinaggio sostituisce i tanti ombrelloni e i gazebo dei bistrot allestiti in questa stagione. Poco dietro il Rockfeller Center troviamo la San Patrick Church: un gioiello tra i grattacieli che la sovrastano: incredibile come tali differenze architettoniche riescano ad essere armoniche anziche' stridenti.

 

E poi lo storico Radio City Music Hall: forse insignificante per molti (la struttura non è delle più belle in effetti), ma per chi ama la musica è un vero tempio e non può fare a meno di pensare a quanto importante questo posto sia stato in passato. Le sue mura hanno ospitato: Frank Sinatra, Pink Floyd, Ella Fitzgerald, Ray Charles, BB King, Eurythmics, Sting , Jose Carreras fino a un nostrano Eros Ramazzotti...

 

Proseguiamo sulla Quinta...ci dedichiamo all'immancabile shopping.

Scopro che anche a Manatthan si può' fare shopping senza accendere un mutuo: basta girare e avere buon senso. Ci sono firme e stili di ogni tipo, inutile dirlo, e già so che quando tornerò' dedicherò' almeno un giorno intero a questo..

Raggiungiamo l'Empire State Building: maestoso e dalla grande storia. La fila è lunga ma scorrevole e in 20 minuti o poco più siamo già in ascensore dirette all'86esimo piano..

Fino alla costruzione delle torri gemelle, questo è stato l'edificio più alto, costruito da operai di ogni parte del mondo con tecniche all'avanguardia per quel periodo (fine anni 20), seppure Italiani e Irlandesi fossero il gruppo di lavoranti più numeroso, ancora oggi ricordato.

 

Durante la salita in ascensore un filmato ripercorre le tappe della storia e della costruzione dell'edificio: sembra essere dentro il cantiere grazie agli schermi che ci circondano a 360 gradi e al suono in dolby stereo.

Arrivati al piano si apre uno spettacolo grandioso: sai perfettamente che il nuovo One World Trade è più alto ancora, che anche dalla statua della Libertà si gode di uno splendido panorama, eppure ti senti sul tetto del mondo!

La giornata era splendida: tersa, calda e poco ventosa: lo sguardo spaziava dal mare, al New Jersey.

Si distinguevano i famosi yellow cabs, i blocks di Mahnatthan. Da una parte il mare con la statua della libertà ed Ellis Island, che in passato hanno accolto migliaia e migliaia di europei in cerca di fortuna nel nuovo mondo, tra cui alcuni miei antenati. Dall'altro lato il polmone verde di Mahnattan, l'immenso Central Park, con i suoi laghi, i suoi sentieri, i boschi e la composita vegetazione.

Non è ovviamente gratuito salire sull'Empire, credo si trovino soluzioni più economiche al World Trade, ma lo spettacolo e le emozioni che regala questa vista, tanto difficile da spiegare con le sole parole, ripagano a mio avviso dei soldi spesi.

 

Discese a terra e sempre rigorosamente a piedi, continuiamo a perderci per Manhattan, ma questa volta nessuna meta: ci lasciamo perdere nelle vie osservando questa varia umanità e davvero sembra essere in un set cinematografico, o meglio in più set: riconosci ad ogni angolo un posto che era stato catturato in un film o in una serie TV.

E alla fine ti senti anche tu parte integrante di questo set vivente : potresti recitare la parte di te stesso o inventarti completamente un'altra vita, in fondo sembra quasi che qui tutto sia possibile in questa vivace e caotica metropoli.

A un tratto sulle strisce pedonali davanti a noi intercettiamo perfino la sagoma e il mantello di Batman (nella foto a destra). Ma non stava a Gotham City

Ceniamo in un simpatico ristorante dalle parti di Broadway Street, da me ribattezzato l'Hard Rock dei poveri: stesso stile ma con prezzi dimezzati e camerieri più simpatici.

 

 

Vista la stanchezza che inizia a farsi sentire, la musica dal vivo suonata nel locale stesso, ci pare un'ottima sorpresa e soluzione: a malincuore non abbiamo sufficiente energia per un Manhattan tour by night. 

Il giorno dopo, sveglia presto e colazione in una deserta Time Square: sembra quasi essere nel film Vanilla Sky.

 

 

Cosi quieta rivaluto il posto che il giorno prima mi era sembrato troppo caotico e ordinario. Con quella luce e senza la folla ti senti decisamente in un'opera pop di Andy Wharol. 

 

Ci muoviamo verso Central Park: entriamo dall'ingresso dove venne ucciso John Lennon e dove oggi vi è un mosaico raffigurante la parola 'IMAGINE' a memoria: lo Strawberry Fields and John Lennon Memorial

 

Avremmo una mappa ed un percorso da seguire, ma subito decidiamo di perderci nel verde.

Non sono una sportiva ma la folla di runners e bikers mi fa quasi venire voglia di seguirli: deve essere spettacolare correre in questo posto, che pare dedicato agli sportivi con percorsi e tanto di semafori per i pedoni che non praticano sport.

I laghi sono specchi verdi immersi tra i canneti e vegetazione di ogni tipo. Si distinguono decine di sfumature diverse di verde ed azzurro: incredibile pensare di essere in mezzo ad una metropoli tanto è la pace che si respira, nonostate anche le centinaia di persone presenti ogni dove.

 

Barchette con famiglie, giochi d'acqua, fontante, piccole carrozze con cavalli, turisti semplicemente a passeggio come noi.

Sembra essere in un orto botanico a volte..e per un'amante delle piante come me, questo perdersi nella natura è come un paradiso..oltre che essere oggettivamente un bel vedere. Central park è Circondato inoltre da splendidi palazzi, residenze molti di star e politici.

Ci spingiamo fino alla Museum Mile con il rammarico di non avere tempo per visitare i tanti musei li presenti, e non solo. Anche qui ho fatto un nodo al fazzoletto dedicato ai tanti Moma, Guggheneim e altri.

Rientriamo verso la Quinta consolandoci con uno dei tipici newyorker hot dog .

Il tempo è tiranno e il nostro bus di rientro parte tra 40 minuti: abbiamo solo il tempo per visitare il Chelsey Market .

Passiamo il viaggio di ritorno a ripercorrere queste meravigliose trentasei ore come delle bambine, pianificando il prossimo viaggio: stavolta più lungo, stavolta entrando nei musei. Se penso a caldo rapidamente mi manca da vedere il Greenwich Village, la Statua della Libertà, il nuovo World Trade, ma in realtà manca tantissimo altro, lo so.

So anche che questa 'impressione di NY' è stata estremamente eccitante e positiva: nonostante il poco tempo, nonostante la folla e il caldo, la città mi è rimasta nel cuore e ne riconosco le sue tante potenzialità e contraddizioni.

Una città che ti puo' stravolgere e confondere, ammaliare e innamorare come spaventare. La città dove tutto sembra possibile, dove ti puoi perdere e dove puoi ricominciare. Dove puoi trovare persone e tradizioni di ogni parte del mondo e per questo sentirti anche a casa tua.

L'Italia è ovunque, inutile dirlo. Per cui... goodbye and see you soon NY city!

 

 

 

 

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