Marilyn Manson, il Reverendo torna a Roma

July 26, 2017

ROMA - (Ippodromo delle Capannelle 25/07/2017)

 

Per raccontare il live di Marilyn Manson al PostePay Rock In Roma bisogna tornare indietro di qualche mese e, con un certo grado di masochismo, riavvolgere la pellicola temporale fino al novembre 2016, quando, con grande (sebbene non del tutto inaspettata) sorpresa il facoltoso imprenditore Donald Trump vince il duello elettorale con la Clinton e si accinge a diventare il 45° presidente degli Stati Uniti.
Nei mesi precedenti sono stati tantissimi gli artisti ad esprimere in musica il proprio disappunto per la sua candidatura e anche il nostro Reverendo, proprio in quei giorni, pubblica un estratto video di quello che sarebbe diventato il brano “Say10”. Nel registrato c’è un attore molto simile a Trump che muore con un colpo di pistola alla testa. Ovviamente tante sono state le critiche ma ci siamo abituati, d'altronde il suo linguaggio è stato sempre votato alla provocazione, anche molto più estrema.
Di lì a poco ha annunciato tramite i propri social che il giorno di San Valentino dell'anno in corso avrebbe pubblicato il nuovo album dal titolo “Say10” foneticamente “giocando” con la pronuncia simile di “Satan”. “Pretty violent” di atmosfere lo ha descritto nelle interviste, musicalmente più vicino a lavori come “Antichrist Superstar” e “Mechanical Animal”.
Arrivata la cosiddetta festa degli innamorati, nulla, “silenzio” di Manson che si è fatto di nuovo vivo solo a maggio, ufficializzando il cambio del titolo dell’album in Heaven Upside Down e aggiornando con molte date il relativo Heaven Upside Down Tour.
La provocazione è stata la sua cifra stilistica dagli esordi, sotto l’ala protettiva di Trent Reznor, la linfa vitale del suo planetario successo. Si arriva così a giugno quando gira a suon di condivisioni massicce la notizia di una petizione per l’annullamento del concerto di Villafranca di Verona previsto per il 26 Luglio. Nonostante il numero di firme (e di veglie) anche il sindaco della cittadina ha dichiarato “aberranti” le richieste di questa parte di popolazione e che “il Comune non ha la responsabilità artistica per le scelte dei concerti, per i quali ci affidiamo a una società privata e seria”, chiudendo, si spera, di fatto, il caso.

 

Si arriva così, nell’afa di Roma al fatidico 25 Luglio. Giornata caratterizzata da nuvoloni passeggeri che non fanno all’inizio ben sperare per la serata, quasi come se il Divino avesse accolto la “sfida” del Reverendo e volesse esprimere la propria.
Ci si mette anche la foratura dello pneumatico della mia umilissima Punto (pre-Millenials) che non mi ha permesso di raggiungere la location per tempo facendo perdere a chi scrive i validissimi The Charm The Fury, band olandese edita dalla Nuclear Blast che, attraverso granitici riff e la voce potente della cantante Caroline Westendorp , gira il mondo per diffondere il verbo aggressivo del metal estremo (groove metal – metalcore).

Sono le 22 e sta quasi per iniziare lo spettacolo e le centinaia di smartphone sono già pronti, carichi ed illuminati (incredibili alcuni sembrano avere l’intensità  di camere professionali). 

Il primo brano è “Revelation #12”, uno dei nuovi (quattro in tutto) che convince molto gli astanti e sembra confermare le indicazioni di Manson circa l’orientamento del nuovo lavoro. 

 

Marilyn è abbastanza in forma, con un bel panzone che non scalfisce in alcun modo la performance vocale con quel suo stile unico di crooner del diavolo. Si continua con "This Is The Bew Shit" e “mObscene”, in quest’ultima il rocker ricorda al pubblico un aneddoto riguardante l’ultima sua volta a Roma quando venne arrestato per atti osceni in luogo pubblico. Sembra sinceramente contento di essere nella Capitale, sede del suo “antagonista” per eccellenza nella narrazione (finzione eh!) anticristiana e satanista: il Papa. E’ a lui simbolicamente che dedica il quarto pezzo, “The Dope Show” mutandolo in “The Pope Show”, i fan sono in visibilio e anche chi scrive.

Si continua con la storica “Great Big White World”, con il rock classico di “No Reflections” dall’album Born Villain e subito dopo con “Sweet Dreams”, la cover che li ha consacrati alle masse negli anni ‘90, anticipata con buon gusto musicale da una intro molto malinconica e suggestiva con fraseggio di chitarre tra il solista Tyler Bates e Paul Wiley. Ovviamente c’è anche Twiggy Ramirez tornato in pianta stabile con la band dal 2008,  in ottima forma.

Manson continua ad essere molto contento dell’atmosfera romana e vuole coinvolgere il pubblico, per presentare “Disposable Teens” accenna il ritornello molto simile di "Revolution" dei Beatles “You say you want a revolution, well you know…” e, a parte l’intonatura un po’ discutibile del nostro supereroe, ci riesce egregiamente. Ovviamente però non sono più gli anni ’90 e lui non è più lo psicopatico esaurito di allora (sigh!), ha una certa stazza ormai e forse accusa gli eccessi pregressi. Sta di fatto che da qui in poi, ogni brano è seguito da una pausa di un minuto, un po’ per cambiare la scenografia e il suo outfit, ma sicuramente anche per riprendere leggermente il fiato. E’ la volta di un altro nuovo brano: “We Know Where You Fucking Live”, anche questo in vecchio stile con dei graditi accenni di doppia cassa, che sembra ancora una volta confermare le sue dichiarazioni di qualche mese fa.

 

Arriviamo a “Deep Six”, una delle canzoni più orientate al rock dell’ultimo album The Pale Emperor seguita dal classico “The Beautiful People”, apoteosi massima del coinvolgimento del pubblico che va di pari passo con la presuntuosa attitudine alla regia da parte di molti (troppi forse). Si continua con la nuova “Say10” con intro lenta, arpeggio evocativo e parte centrale con ritornello coinvolgente e con un sapore dal vago sentore nu metal ma in perfetto stile Manson a cavallo degli anni 2000. Lui ora è in veste total white e sul palco viene portato una specie di trono di spade con illuminazione. Il pubblico, seppur molto fomentato e appagato, sembra un po’ accusare le pause tra un brano e l’altro ma nonostante queste si procede (quasi) spediti verso la fine dell’esibizione prima con la potentissima “The Reflecting God” e poi con la struggente “Coma White” a chiudere il sipario.

Manson ringrazia e sembra sincero. Dal pubblico si rumoreggia un po’ perché ovviamente ci si aspettava qualche brano in più ma direi che l’ora ed un quarto di esibizione rispecchia la linea generale da minimo sindacale per gli eventi live di questi tempi. E’ la mezzanotte e si ritorna a casa (con ruotino di scorta) consapevoli di aver assistito ad un bell’evento in questa estate romana fitta di appuntamenti.

 

 

 

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