• di ELENA GIAMMARTINI

WORLD PRESS PHOTO: UN OBIETTIVO PUNTATO SUL MONDO


La mostra del World Press Photo 2018 si tiene a Roma, in prima assoluta italiana, presso il Palazzo delle Esposizioni dal 27 aprile al 27 maggio 2018. Il Premio World Press Photo è uno dei più importanti riconoscimenti nell'ambito del fotogiornalismo. Ogni anno, da più di 60 anni, una giuria indipendente, formata da esperti internazionali, è chiamata ad esprimersi su migliaia di domande di partecipazione inviate alla Fondazione World Press Photo di Amsterdam da fotogiornalisti provenienti da tutto il mondo.

Per l'edizione 2018 la giuria, che ha suddiviso i lavori in otto categorie, ha esaminato 73.044 foto, scattate da 4.548 fotografi provenienti da 125 paesi. Tra i vincitori anche 5 italiani: Alessio Mamo, secondo nella categoria People - singole; Luca Locatelli, secondo nella categoria Environment - storie; Fausto Podavini, secondo nella categoria Long-Term Projects, Giulio di Sturco, secondo nella categoria Contemporary Issues - singole e Francesco Pistilli, terzo nella categoria General News – storie.

Il vincitore della foto dell’anno è Ronaldo Schemidt con un’immagine scattata durante le proteste contro il governo in Venezuela, la foto ha vinto anche il primo premio della categoria spot news. “È un’immagine classica, ma ha un’energia immediata ed è dinamica. C’è colore, movimento, è molto ben composta, ha forza. Mi ha dato subito molte emozioni”, ha spiegato la presidente della giuria Herrera.

L’esposizione del World Press Photo 2018 non è soltanto una galleria di immagini sensazionali, ma è un documento storico che permette di rivivere gli eventi cruciali del nostro tempo.

I reporter ci hanno regalato immagini vive e spesso cruente, immagini che annullano ogni immaginazione e lasciano solo sentimenti forti: turbamento, compassione, rabbia ma anche tenerezza, desiderio, divertimento.

Immagini dunque che parlano, nel bene e nel male e come è giusto che sia nella rappresentazione della realtà.

Molte immagini sono crude ed impattanti, forse troppo violente a detta di alcuni, ma la loro veridicità ci fa sentire parte integrante dell’azione, ci catapulta esattamente dentro la scena.

Possiamo vedere in faccia il terrore e la desolazione delle vittime degli attentati terroristici di Barcellona e Las Vegas, quasi sentire il freddo, i brividi e lo smarrimento che provocano i bambini e i ragazzi in fuga dai luoghi di guerra in Kurdistan, Siria, Afganistan e nei luoghi di frontiera. Il buio e l’inverno sembrano dominare la scena e i visi di questi giovani sono illuminati solo da un raggio di luce dalla misteriosa provenienza.

Possiamo cogliere l’imbarazzo ed il disagio delle giovanissime ragazzine africane che vengono fasciate dalle loro madri per impedire che il seno cresca…e quindi che vengano violentate ai primi segni di una femminilità manifesta.

Bellissime quanto inquietanti la serie di 4 fotografie di giovanissime ragazze africane (tra i 14 e 17 anni), tutte con il volto celato poiché rapite per il duplice destino che le attende: donne schiave e kamikaze.

Immagini dunque, che portano inevitabilmente a riflettere sulla diversa condizione umana negli angoli sconfinati del nostro mondo.

Altre immagini, al contrario, lasciano senza parole per l’immensità, lo splendore e la perfezione della natura che rappresentano. Una natura selvaggia ma anche madre accogliente per tutti, anche per l’uomo che tanto spesso la violenta.

Non a caso, accanto alle immagini delle maratone nel deserto nel sud del Marocco, le testuggini delle Galapagos e i cuccioli di Elefante abbandonati e nutriti dalla popolazione locale come se fossero dei neonati; troviamo le immagini delle deforestazioni in Amazzonia, delle opere ingegneristiche dell’uomo che hanno devastato e depauperato migliaia di ettari di terreno in ogni continente, fiumi e laghi inquinati ugualmente utilizzati dalle popolazioni locali per bere e lavarsi. Immagini in continuo contrasto dunque, come sembra essere questo mondo contemporaneo.

La fotografia con le sue luci e ombre, con i suoi colori e chiaroscuri ben rappresenta le contraddizioni di questo mondo: le immagini gridano e parlano più di mille articoli, avvicinano mondi e culture lontane e apparentemente incomprensibili.

Gli scatti rubati spesso rubano anche l’attenzione dello spettatore che entra in perfetta sintonia ed empatia con quegli sguardi e quelle immagini stampate.

Si crea un perfetto allineamento tra obiettivo, occhio, mente e cuore….parafrasando un grande Cartier Bresson.

L’esposizione si conclude con una carrellata delle foto vincitrici delle altre edizioni: moltissime note ai piu’ e purtroppo per il 90% relative a fatti di guerra o sanguinosi (basti pensare ai bimbi in fuga di Hiroshima dopo l’esplosione della bomba atomica o allo studente che sfido’ i carrarmati a Pechino nella primavera 1989).

Forse questa carrellata di immagini dovrebbe lasciare una riflessione: cosa stiamo costruendo e lasciando ai nostri figli?

Le prossime giurie si troveranno un giorno a premiare un’immagine che ‘parli’ di speranza e rinascita?

World Press Photo è una mostra dal respiro internazionale e molto complessa quanto interessante ed educativa per tutti, grandi e piccoli: guardare il mondo attraverso un obiettivo puo’ aprire uno sguardo e la mente su cio’ cha abbiamo intorno.


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