• INTERVISTA di SIMONE MERCURIO

Sostiene Concita. Le rivelazioni che inchiodano PD renziano e La Repubblica


“Un ministro alla presenza di un sottosegretario mi confidò che il progetto del PD era quello di cacciare Ignazio Marino, far vincere le elezioni ai 5 Stelle mettendoli di fallire e distruggerli politicamente”. “Ho sempre scritto a favore dell’ex Sindaco durante la sua consiliatura osteggiata dal mio stesso giornale, e ho smesso di scrivere di politica su Repubblica all’indomani del caso Marino perchè non volevo partecipare a quello che non mi sembrava più un’esperienza giornalistica”.

Concita De Gregorio, che attualmente conduce tutte le domeniche alle 20.30 su RaiTre il programma Fuori Roma, è un fiume in piena durante la diretta del 23 febbraio 2018 della trasmissione Indieland su Radio Città Futura.

Si parla del docufilm Roma Golpe Capitale appena uscito e firmato dal regista Francesco Cordio in studio con il conduttore del programma Simone Mercurio e con il musicista Andrea Camerini autore di una cover di Bella Ciao reinterpretata per la colonna sonora del lungometraggio. Il docufilm proiettato al cinema Farnese di Roma l'11 e il 12 marzo con grande successo di pubblico e in programma ancora il 19 marzo.

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dedicata a Roma Golpe Capitale.

In collegamento telefonico durante la diretta radiofonica anche Federica Angeli la cronista de La Repubblica sotto scorta in seguito alle minacce subite clan Spada per le sue inchieste sulla mafia a Ostia. La Angeli è protagonista e testimonial all’interno del documentario a favore dell’attività di Marino e delle sue scelte anche per Ostia .

"La 'colpa' che do a Marino è stata quella di non aver saputo comunicare chi era e quello che faceva - afferma la Angeli. "A proposito di Ostia, Marino intervenne ben prima della stessa Procura e poi del TAR. Intervenne per aprire e liberare quello che noi a Ostia chiamiamo ironicamente lungomuro e dovrebbe essere invece il lungomare (ma il mare non si vede!). Uno degli stabilimenti dove lui arrivò con le ruspe - il Kursal - è adesso all’attenzione della magistratura proprio per tutti gli abusi e trentamila metri cubi in eccesso. Ecco lì - continua Federica Angeli - non aveva messo le mani mai nessuno e Marino invece lo fece. L'ex Sindaco, che rimpiango, era allibito dal fatto che a Ostia non solo si vedesse il mare, ma che gli accessi alla spiaggia fossero a pagamento, attraverso i risto-stabilimenti".

Ricostruisce ancora la Angeli: “L’amministrazione Marino attraverso Sabella mise su una task force per buttare giù gli abusi dove chioschi che avevano il permesso per 40 metri quadri erano diventati ristoranti sul mare da 200. Fece creare dei varchi, degli accessi alla spiaggia e al mare negli stabilimenti privati, giocando in attacco. Inoltre - afferma la cronista puntando il dito sull'amministrazione M5S - L’attuale amministrazione ha fermato tutto e ha prorogato le concessioni”.

“I giornali questo non lo vedevano e non ne parlavano - sottolinea a questo punto Concita De Gregorio inserendosi sulle parole della collega - Quella su Marino è stata un’aggressione mediatica concertata, decisa e orchestrata che non ha quasi mai dato voce al diretto protagonista come si fa in un lavoro giornalistico normale ".

"Se io devo spiegare cosa succede a Paolo Gentiloni - spiega la De Gregorio - per primo sento lui e la sua versione dei fatti, poi il suo staff, poi sento il suo partito e poi le opposizioni. Quello che è accaduto a Marino con i ridicoli episodi della Panda Rossa, degli scontrini e della strumentalizzata affermazione del Papa (“Io non ho mai invitato Marino” ndr) sono stati usati per dirottare l’opinione pubblica su qualcosa di molto comprensibile ma irrisorio, per tentare di distrarre i romani e gli elettori su quello che stava effettivamente succedendo a Roma alla vigilia di Mafia Capitale".

Ricordo - continua l'ex direttrice de L'Unità - che c’erano gli interessi sulla discarica di Malagrotta, che i vertici del Coni Malagò e Montezemolo stavano preparando (insieme allora Presidente del Consiglio Renzi) un piano per la costruzione del Villaggio Olimpico a Tor Vergata in caso si fossero avute le Olimpiadi a Roma”.

“Quello che io ho visto e sentito dire con le mie orecchie in quegli anni è stato: ‘Mandiamo via Marino, facciamo perdere il PD, facciamo perdere Roma al centrosinistra, mettiamo al governo i Cinquestelle lasciando che governino Roma, in modo tale da dimostrare che non sanno governare e facendo indirettamente campagna elettorale per il Partito Democratico alle prossime politiche’. Questa era la geniale strategia di Renzi”. E' sotto gli occhi di tutti com'è andata a finire.

“Che i grandi strateghi della politica facciano il loro risiko sulla pelle dei cittadini romani credo sia inammissibile. Sono cose che affermo perché le so e non sono mie ipotesi” Afferma Concita.

“Un ministro in carica in presenza di un sottosegretario – ricorda ancora Concita De Gregorio, profonda conoscitrice di Roma e del "mondo PD" - mi ha confidato in forma riservata (ma in in tre persone non è più un segreto) che il piano era quello di "buttare giù Marino perché inaffidabile politicamente per Renzi’ e per quelli che erano i progetti economici in quel momento".

Concita ritiene che Roma Golpe Capitale di Francesco Cordio sia "un film importante che tutti dovrebbero vedere". "Perchè racconta un punto di vista mai raccontato prima, se non da voci sparute e inascoltate" La stessa Concita lo ha fatto, unica e isolata - anche durante l'amministrazione Marino sul suo giornale, La Repubblica.

"Marino era inaffidabile per i progetti economici e politici di Renzi - continua -Parlo di progetti economici perchè bisogna seguire i soldi: il piano era quello di fare 15mila appartamenti fuori dal raccordo anulare sul terreno di Tor Vergata, un progetto cui era interessato, ovviamente, Caltagirone. Sia il costruttore - proprietario de Il Messaggero - che Malagò e Renzi sposavano quel progetto economico sulle Olimpiadi che avrebbero realizzato fuori dal GRA, isolato e senza alcun interesse per il futuro di Roma e per i romani - spiega Concita - Marino da sindaco di Roma si è opposto a e aveva preparato un progetto alternativo con strutture e infrastrutture che restassero a Roma anche dopo eventuali Olimpiadi, un piano che prevedeva, tra l’altro, la riqualificazione di tutta la zona della Flaminia e di Saxa Rubra, dello Stadio Flaminio e del Palazzetto di viale Tiziano”.

Concita, perché il giornalismo italiano secondo te non è stato in grado di raccontare e di fare le domande giuste a prescindere da eventuali gaffe o errori dello stesso Marino?

“Nel recente film di Spielberg “The Post” viene raccontato un episodio realmente accaduto in cui il direttore del Washington Post afferma che i giornali si fanno per chi è governato e non per chi governa. In Italia si fa esattamente il contrario. Tutti quanti i giornali servono in qualche modo un pezzetto di potere. E le cronache della commistione tra editoria e politica delle ultime settimane e negli ultimi mesi lo dimostrano con grande chiarezza. Se chi ti governa non ama il dissenso, com’era con Berlusconi ma com’è anche con Renzi, non c’è la possibilità di far levare voci anche minimamente critiche o dubitative".

Se Marino era , come lei afferma, un ostacolo ai progetti politici ed economici del PD e di Renzi, come si comportarono e cosa fecero praticamente l'allora premier e il suo reggente romano Matteo Orfini, per spodestarlo?

“Renzi da premier non rispondeva al telefono al Sindaco della Capitale d’Italia e aveva dato indicazione di raccontarlo come un cretino, un incapace, completamente isolato. Ma vorrei ricordare che Marino era stato votato dal 64% dei romani contro l’attuale premier Paolo Gentiloni con un distacco di oltre 15 punti!

Il Partito Democratico romano è un comitato d’affari, così come affermato dalla stessa Marianna Madia, ministro incarica, senza mai smentire. Dopo l’inizio dell’inchiesta Mafia Capitale il Pd romano è stato messo ai raggi X da Fabrizio Barca e subito dopo messo nelle mani di Matteo Orfini che era l’ex ragazzo della Sezione Mazzini di Massimo D’Alema”.

La Repubblica era tra i giornali che sistematicamente attaccava e screditava Ignazio Marino. Come ha vissuto quel periodo dall'interno della stessa readazione?

“Ero sgomenta del tipo di trattamento che veniva riservato a Marino, perché erano saltate completamente tutte le regole giornalistiche ed ogni volta che provavo ad obiettare in redazione venivo praticamente zittita”.

Alla fine del 2014 arriva l’inchiesta della Procura di Roma denominata Mafia Capitale e in un primo momento Marino venne indicato dal PD quasi come un baluardo di onesta e intransigenza. Come andò?

"Sui giornali e tv si ipotizzava in maniera insistente il possibile scioglimento del Comune di Roma per mafia. Io scrissi un pezzo in cui affermavo con certezza il contrario, ovvero che Roma non sarebbe stata sciolta per mafia. Faccio questo mestiere da quasi 40 anni e avevo delle mie fonti di tipo giudiziario che riservatamente mi avevano informato che non c’era assolutamente nessuna ipotesi di scioglimento. Mi scontrai così col capo della cronaca di Roma di Repubblica che all’epoca era Peppino Cerasa (Giuseppe Cerasa, padre del direttore del Foglio Claudio – ndr) che invece era certo dello scioglimento.

Si creò così un conflitto interno tra me e Cerasa, un disagio tale che da quel giorno ho deciso che non avrei più scritto né di Roma né di politica su Repubblica. I politici possono anche fare i loro risiko, ma se i giornali e i media anziché smascherarli li assecondano hanno firmato la loro condanna a morte, ed è finita la loro credibilità”

A questa affermazione Federica Angeli, contemporaneamente in onda in trasmissione, anche lei reporter in forza a Repubblica - interviene solidarizzando con la De Gregorio: “Proprio per il coraggio di dire queste cose ho una profonda stima e ammirazione per Concita” afferma.

Concita, si arriva così - passo dopo passo - alla vicenda scontrini e alle dimissioni in blocco dei consiglieri del PD davanti a un notaio...

"Ci sono stati due pesi e due misure sulla gestione garantista o meno futuro dei suoi amministratori e politici da parte del PD Qualcuno si ricorderà che, quando nel 2011 ci fu lo scandalo degli oltre 3 milioni di rimborsi annui andati senza giustificativi al gruppo consiliare del PD della Regione Lazio, l’allora capogruppo democratico alla Regione Lazio Esterino Montino in un’intervista rimasta memorabile affermò: “Quei soldi ce li davano: dovevamo forse rifiutarli?”.

Naturalmente, sarebbe inutile ormai spiegare che, se si trattava di rimborsi per spese non fatte sarebbe stato logico e onesto restituirli. Bene, oggi Esterino Montino è sindaco di Fiumicino e quella vicenda non è stato un ostacolo al futuro politico per quei consiglieri regionali.

Nel caso di Marino invece, per 25 o 30 scontrini che lo stesso ex Sindaco di Roma aveva - tra l’altro - messo in rete, è stato crocifisso mediaticamente e ancora oggi sotto inchiesta. Quello è stato il pretesto del PD per dimetterlo, ma è evidente che ci sono state delle persone all’interno del Comune che hanno agito con l’intelligenza di chi lo voleva scalzare”.

Infine la conclusione delle affermazioni di Concita rilasciate all'interno di Indieland, cercano di anticipare eventuali polemiche su quanto dichiarato: "Vorrei prevenire l’accusa di partigianeria che mi rivolgeranno perché quando qualcosa non si vuole ascoltare si viene sempre derubricati come 'voce di parte'. Mi hanno definito in tutti i modi: dalemiana, veltroniana, renziana, cinquestelle, mariniana: penso che siano le singole storie che parlano per le persone. Tutti quelli che appartengono a qualcuno finiscono da qualche parte tra ministeri e Quirinale, in Parlamento, all’Europarlamento; chi no appartiene a nessuno lo trovate sempre nello stesso posto, dalla stessa parte".

Infine l'eterno dilemma che spesso fa intrecciare le strade del giornalismo con quelle della poltica. "Per me fare giornalismo e fare politica sono due cose diverse e non esiste andata e ritorno - conclude Concita De Gregorio - Un giornalista che fa politica non deve torna a fare il giornalista come hanno fatto i Santoro, le Gruber, chiunque. Io non mi sono mai prestata alla politica perché quello che voglio fare è raccontarla. E per raccontarla voglio che ci siano tutte le voci in campo, perché il giornalismo non deve essere strumento della politica”.


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